Cubo di Rubik e Gestione Aziendale - analogie e caratteristiche nell'articolo del CEO Ivan Losio

15.03.2018

L’accostamento tra il cubo di Rubik e la corretta gestione aziendale sembra azzardato, ma a ben riflettere, presenta invece molte analogie.

Come tutti sanno il fine ultimo del cubo di Rubik è riuscire a risolvere nel minor tempo possibile il cubo allineando i colori di tutte le facce. L’obiettivo finale della gestione aziendale è, invece, quello di riuscire a creare valore in un’ottica di medio lungo termine.

Entrambi (cubo di Rubik e gestione aziendale) debbono sottostare a regole ed accortezze che possano agevolare il raggiungimento degli obiettivi con efficacia ed efficienza. Mettiamo a confronto le analogie tra i due mondi:

  1. CUBO DI RUBIK. Presenza di pezzi centrali fissi, a prescindere dalla rotazione che si faccia, essi rimangono nella stessa posizione determinando il colore di ogni faccia. La GESTIONE AZIENDALE come il cubo di Rubik ha pezzi centrali che determinano il colore di ogni faccia, ogni azienda o divisione aziendale ha infatti la propria cultura ed il proprio sistema di valori dal quale non può prescindere. Non possiamo pensare di impostare modelli di gestione e processi prescindendo dal colore dei “pezzi centrali” della nostra azienda. Si pensi a quando si acquisiscono aziende in contesti culturali differenti dai propri: un errore molto comune è quello di voler “colonizzare” la subsidiary con la cultura della casa madre. I risultati possono essere devastanti. La prima regola è quindi quella di capire il colore della faccia che si ha di fronte (la sua cultura ed il sistema valoriale) e costruire su di esso, non “CONTRO di esso”.
  2. CUBO DI RUBIK. Ci sono così tante combinazioni (se ne contano 43 miliardi di miliardi di possibili!) che è impossibile risolverle ruotando il cubo in modo casuale fino a quando sia completato. Nella GESTIONE AZIENDALE le variabili interne ed esterne sono sempre più complesse, ambigue ed incontrollabili, le capacità di comprensione sono limitate e transitorie ed il contesto, complesso e discontinuo. Se ci si fa trascinare dal mercato non si può neanche immaginare dove questo possa condurre. E’ opportuno avere una strategia chiara che chiarisca innanzitutto quello che NON SI VUOLE FARE e quindi scartare, tra le miliardi di opzioni disponibili, quelle lontane dal proprio sistema valoriale. Poi, all’interno del campo di quello che si può fare, bisogna scegliere quello che si sa fare meglio (competenze distintive) andando incontro alle richieste del mercato.
  3. CUBO DI RUBIK. È molto difficile non scombinare i pezzi risolti mentre se ne fissano di nuovi. Dobbiamo dividere il cubo in livelli ed utilizzare algoritmi adatti ad ogni passaggio per non perdere quelli precedenti. Ci sono molte tecniche e percorsi per arrivare a completare il cubo in tempi rapidi: fondamentale riuslta scegliere quelli più congeniali.  Per far riferimento alla GESTIONE AZIENDALE, è risaputo che per ogni azienda non esiste un unico modello di eccellenza e le strade per arrivare ad un risultato ottimale sono sicuramente più di una. Ogni processo, però, deve essere scandagliato per individuarvi all’interno le attività a valore e non a valore per consentire ai collaboratori di essere più snelli e performanti. Riuscire a migliorare tutti i processi in un solo colpo è impossibile! Bisogna utilizzare delle strategie di intervento a step o strati (come nella risoluzione del cubo di Rubik), focalizzandosi prima sui processi vitali e poi via via su quelli periferici. Come nel cubo di Rubik talvolta anche in azienda si debbono “scombinare” pezzi o strati risolti e può capitare di dover rivedere processi o attività già ottimizzate.
  4. CUBO DI RUBIK. Bisogna esercitarsi molto , imparare le tecniche per diventare sempre più abili ed agili alla risoluzione. Anche nella GESTIONE AZIENDALE la costanza, l’impegno e la propensione ad uscire sistematicamente dalla propria zona di “confort” sono un’attitudine che deve essere attivata senza sosta. Solo condividendo valori, regole e processi ed obiettivi chiari si possono traguardare risultati importanti. A riguardo riteniamo che una delle chiavi fondamentali che la direzione può attuare per stimolare comportamenti positivi in azienda sia quello dell’esempio pratico e del coinvolgimento delle persone per condurle e stimolarle alla sperimentazione continua.

E’ per questa ragione che noi di Sei Consulting abbiamo creato Sfida italia 4.0, la prima vera Digital Factory italiana in cui si può effettuare training esperienziale per venire a contatto con le best practice e per riuscire a traguardare i propri risultati in modo sistematico, con efficacia ed efficienza.


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